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I «frontalieri», emigranti a metà

Il tema è stato al centro del convegno organizzato da eza e da unaie che si È svolto il 23 e 24 ottobre.

In Europa sono circa un milione  e duecentomila i «frontalieri», cioè i lavoratori che, pur mantenendo la residenza nel paese di origine, svolgono la loro attività all’interno di un altro paese. Il lavoro dipendente frontaliero, o transfrontaliero o pendolare rappresenta quindi oggi una realtà socioeconomica del mercato del lavoro europeo non più trascurabile. Secondo dati dell’Unione Europea del 2011 i frontalieri producono redditi per un ammontare di circa 47 miliardi di Euro all’anno.

Svizzera, Lussemburgo e Germania sono le principali mete dei flussi di frontalieri, che hanno origine soprattutto da Francia Germania e Belgio.
Per quanto riguarda specificamente l’Italia, nel Nord del paese  si spostano oltrepassando un confine di Stato per motivi di lavoro circa 84.000 persone, un numero crescente ed incentivato anche dalla crisi economica perdurante ormai da oltre sette anni.


Nel Nord Est e nel Nord Ovest italiano esistono poi circa 16.000 lavoratori e lavoratrici transfrontalieri in entrata, che provengono dalla Slovenia, dalla Croazia, dall’Austria e dalla Francia (e anche da San Marino).
Pur senza essere emigranti nel senso più tradizionale del termine, i lavoratori transfrontalieri presentano caratteristiche, problematiche e necessità in parte simili a quelle tipiche del lavoratore straniero: problemi di integrazione, confronto con altri modelli culturali e sociali, riconoscimento del percorso formativo e dei titoli di lavoro, diverso trattamento economico, fiscale e previdenziale, scontro con pregiudizi e luoghi comuni, richiesta di competenze linguistiche ed esigenza di avere consapevolezza dei diritti e doveri e delle norme giuridiche del paese ospitante.


Tutti questi temi sono stati al centro del convegno internazionale «Emigranti a metà. Frontiere permeabili e mobilità dei lavoratori» che si è svolto fra il 23 e il 24 ottobre a Mattarello (Trento).
I relatori sono stati esperti, studiosi, sindacalisti, rappresentati dei lavoratori provenienti da diversi paesi europei.


Il convegno è  stato organizzato, con il contributo finanziario della Commissione Europea, dall’Associazione Trentini nel Mondo onlus, dall’UNAIE (Unione Nazionale Associazioni Immigrazione Emigrazione) e dei movimenti europei per il dialogo sociale iscritti all’EZA (Europäisches Zentrum für Arbeitnehmersfragen).


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