banner raccontateci

Biblioteca

 

 

Sostieni l'associazione

 

 

socio

 

I racconti

casetta arancio

 

 

BRASILE - Leandro Fidelis

 

leandroOggi, 6 maggio, «compio» 50 giorni di quarentena. Abito da solo da 17 anni, sono un giornalista e da sei lavoro in home office, pertanto stare in casa era per me già routine. Però ho avuto grande sfortuna, perché i due mesi seguenti all’inizio della pandemia sarebbero stati per me un periodo di lavoro esterno. Ho così dovuto cambiare un po' il ritmo di produzione, sempre facendo interviste attraverso internet e con l’appoggio dei contatti, tutti lontani, ecc
Esco solo per fare delle spese oppure andare in banca. Però la solitudine mi pesa e aumenta l'ansia, questo è troppo triste...
Venda Nova do Imigrante (Espirito Santo - Brasile) ha circa 23mila abitanti e ad ogni giorno si registra un nuovo caso di Covid-19.
La mia speranza è che tutto questo passerà e niente sarà come prima. Sempre penso agli amici italiani e continuo ad andare avanti!

 


 

 

ARGENTINA - Francisco Domenech Canepele

 

domenech1Abito a Santa Rosa de la Pampa (Argentina), dove lavoro per il governo provinciale. La mia responsabilità mi impone di non lasciare la città e a continuare a spostarmi come facevo quotidianamente da casa mia all’ufficio: pertanto  le mie giornate non sono cambiate molto, perché continuo a spostarmi da casa a lavoro e viceversa.
Dove la nuova situazione ha invece inciso è nei contatti con la mia famiglia ed i miei amici. I miei genitori abitano a Bernasconi, città che si trova a circa 175 chilometri da Santa Rosa; mia sorella è in una città vicina, distante circa 15 chilometri; anche la mia unica nonna e i miei zii abitano a Bernasconi. La maggior parte dei miei amici si trova in isolamento, nel rispetto delle misure emesse dal governo.
Li frequento nell’unico modo possibile e cioè attraverso messaggi, chiamate e videochiamate. È difficile riuscire a riempire il trattamento quotidiano a cui si è abituati, e ancora di più provare a sostituirlo con uno schermo, ma sono le regole di questo gioco che ancora non dà segnali di quando potrà finire.
Compatibilmente con la situazione in corso, tutti tentano di mantenere un contatto fluido sia con coloro che sentivano abitualmente sia con coloro che sono lontani. Da parte mia, per esempio, cerco sempre di rimanere in relazione con la mia famiglia di Villa Banale (in Trentino), gli amici trentini (Danilo, Noemi, Sophie, Alice, Antonella, Andrea, Vera, famiglia Rossi, Luca, ecc.), gli amici del progetto Interscambio del 2014 (in Argentina, Brasile, Guatemala, Bosnia, Paraguay, Cile, Messico, Uruguay e Stati Uniti) e la comunità trentina e italiana in Argentina (i Circoli trentini di Villa Regina, Buenos Aires, La Plata, Chajarí, Córdoba, Bariloche, Chaco, Zarate, Colonia San José, Sampacho, Tandil, Bahía Blanca, Malabrigo, Colonia Caroya, ecc.).
Nelle conversazioni, la prima cosa di cui si parla è il virus, poi di cifre e proiezioni sull’evoluzione della pandemia, anche se mnon siamo esperti della materia. Poi ci scambiamo informazioni  su cosa stiamo facendo o abbiamo fatto e infine chiudiamo sempre con un semplice messaggio, ma uno che è molto promettente, cioè: "Ci vedremo e parleremo di nuovo tra qualche giorno: abbi cura di te!”
Qualcosa che è diventato globale in tutto il mondo, oltre all'uso di Internet, è il cucinare, come dimostra l'infinità di post e storie sui social network di molti di noi che cucinano. Se mentre la pandemia era in arrivo si sono fatti affari con la vendita di alcolici e mascherine protettive, non ho dubbi sul fatto che dopo la quarantena avranno grande successo le palestre e i centri dietetici.
Speriamo che questa pandemia passi presto, senza causare troppe altre vittime e che se ci lascia qualcosa - chiamiamola crisi economica e sociale - sarà per renderci persone migliori.
Intanto, qui di seguito, propongo questa mia riflessione, frutto delle sensazioni suscitaste in me da questo periodo.
La Settimana Santa di quest’anno, senza dubbio, sarà ricordata in tutto il mondo, sia dai credenti che da quelli che non lo sono, a causa della particolare presenza del Covid-19.
Pasqua, che si contraddistingue per essere una giornata nella quale si aprono le porte per le riunioni familiari e per incontrare gli altri aprendo le porte all'incontro e alla riunione di familiari e amici, questa volta molti di noi si sono trovati ben lontani da tutto ciò, rinchiusi nelle rispettive case, distanziati e desiderosi di sostituire quel bisogno di affetto reciproco attraverso lo schermo freddo di un notebook o di uno smartphone.
Mi animo a credere che sia in Argentina che in Italia, hanno vinto lo stupore e l'incredulità di pensare che qualcosa di così viscerale come il riunirsi con gli affetti venga impedito da una maniglia della porta, da un corrimano o dal semplice fatto di non mantenere la distanza, per citare alcune di tutte quelle cause - oppure conseguenze - sopravvenute con l'arrivo di questo visitatore alieno che spaventa e colpisce così tanto.
Ora, i nostri rappresentanti stanno facendo l'impossibile per ridurre al minimo le conseguenze che questa pandemia porta con sé, e lungi dal voler generare scoraggiamento, da un punto di vista umano, è molto probabile che, nella società, qualcosa non sarà più la stessa. Perché come abbiamo visto, questo virus non distingue privilegi o classi sociali, mostra tutta la sua avidità nei confronti dei più vulnerabili e, inoltre, ci ricorda che siamo esseri finiti, e tutto questo non è cosa da poco.
domenech2In questa situazione, non si dovrebbe rimanere indifferenti, e di fronte alla necessità di trovare una risposta, basterebbe cercarla nella solidarietà l’uno con l'altro: è con la solidarietà che riusciremo a frenare non solo questa catastrofe ma tutte quelle che verranno a minacciare la nostra esistenza in futuro.
Sarà il senso di comunità, il rispetto per l'altro, che ci permetterà, una volta per tutte, di separare ciò che è veramente importante da ciò che è banale e semplicemente superficiale, e sarà questo esercizio quotidiano il miglior anticorpo da generare come società.
Vale la pena ricordare che questo senso di comunità è lo stesso con cui agiamo e lottiamo all'interno delle nostre istituzioni.
Detto questo, abbiamo una responsabilità ancora più grande, che non solo richiede partecipazione volontaria e attiva per il presente, ma anche per il nostro passato, identificato attraverso l'esperienza accumulata e i valori cooperativi, mutualistici, associativi e solidali che ci motivano tutti i giorni. Per questo motivo, come membri di una comunità integrata, siamo tenuti ad un maggiore impegno, e che ci deve coinvolgere e spingere a forgiare, diffondere e sostenere questo “pensiero di comunità”.

 

 

 

 

BRASILE - Olivio Taffner

 

taffner webMi chiamo Olivio Taffner. Sono discendente di Angelo Tafner, emigrato in Brasile nel 1876, nella città di Rio dos Cedros, originario di Mattarello (Trento). Sono sposato con Cecília Berti Taffner. Ho una figlia, nipoti e recentemente è nata la mia pronipote, ora di nove mesi, chiamata Angela (il nome è un omaggio al nostro antenato emigrato).

Quando si raggiunge l'età che abbiamo oggi, io 80 anni, mia moglie 77, si spera di poter godere dei frutti di tutto il duro lavoro che ha permeato la vita. Speravamo di continuare, almeno, a goderci la libertà di andare e venire. Non immaginavamo di trovarci in mezzo a una simile pandemia e temere di nuovo le malattie incurabili.

Tornando al passato, almeno 70 anni fa, ricordiamo che c'erano diverse difficoltà, tra cui molte malattie che diventavano incurabili a causa della completa carenza di medicine e rimedi. Un esempio di malattia altamente letale è stata la febbre tifoide. Mio padre ha contratto questa malattia negli anni '50 ed è stato ricoverato in isolamento per più di quaranta giorni, lontano da casa e senza ricevere visite da membri della famiglia. Avevamo tutti molta paura che da un momento all'altro potesse arrivare la notizia che aveva perso la vita. È con grande tristezza che osserviamo che la malattia causata dal Covid-19 ha riportato di nuovo questa sofferenza, separando le famiglie, lasciando le persone in totale isolamento, in gravi condizioni, molte delle quali non in grado di ottenere una cura.

Questa pandemia ha portato via la relativa tranquillità in cui vivevamo. Sia io che mia moglie, a causa dell'età, siamo a maggior rischio. Per questo motivo, viviamo detenuti all'interno della casa. Questo isolamento ci ha privato del contatto che avevamo nella società, ci ha impedito di gestire la nostra attività e di praticare gli esercizi fisici che facevamo all'aperto e che erano necessari per il nostro benessere. Con nostro grande dolore, questo isolamento ci ha separato anche da una relazione più stretta con la nostra famiglia, in particolare con la nostra unica pronipote di nove mesi. Lei cresce e si sviluppa molto, grazie a Dio, ma non poterla incontrare e coccolare ci manca molto.

È molto pesante essere privati della convivenza e di alcune abitudini che abbiamo avuto, soprattutto perché è noto che le prospettive di normalizzazione sono ancora molto lontane, specialmente per noi che siamo nel gruppo a più alto rischio. A peggiorare le cose, i responsabili politici che dovrebbero guidare e cercare di risolvere questa situazione di crisi in Brasile stanno affrontando uno scontro di idee e divergenze che stanno causando un'enorme confusione. Non c'è speranza che una soluzione possa essere trovata in breve tempo. Ciò che ci spaventa di più è che la malattia progredisce, i pazienti si moltiplicano e le morti aumentano senza fermarsi.

Sfortunatamente, anche con riguardo ai medicinali e trattamenti, non si sentono notizie molto incoraggianti. Anche il vaccino sembra un po' distante. Questo toglie la speranza che presto saremo in grado di uscire dall'isolamento e tornare a vivere normalmente con la nostra famiglia.

Continuiamo a pregare e chiedere a Dio di tenere lontano questo terribile male, di illuminare i responsabili in modo che trovino una via d'uscita che sia la migliore per tutti. È la nostra fede in Dio che ci fa mantenere la fiducia in un ritorno alla normalità.

 


 

BRASILE - Rodrigo Negri Vitti

 

rac vittiMi chiamo Rodrigo Negri Vitti (36 anni) sposato con Graziela Vitti (37 anni) e abbiamo due figli: Otávio Negri Vitti (6) e Olívia Negri Vitti (5 mesi), tutti discendenti della zona di Albiano e Cortesano - Vigo Meano. Viviamo in Brasile, nello stato di San Paolo, nel comune di Piracicaba, e facciamo parte del Consiglio di amministrazione del Circolo Trentino di Piracicaba. Sono un venditore.

Mia moglie è un’infermiera, tornata a lavorare questa settimana all’ospedale qui a Piracicaba dopo il congedo di maternità e una vacanza. Anche Piracicaba ha bisogno di professionisti sul fronte della battaglia... Piracicaba si trova nell’entroterra di San Paolo (a 180 km dalla città), abbiamo circa 180 casi di coronavirus ma finora ne sono stati confermati 30.

Trascorriamo le giornate in famiglia, applicando il distanziamento sociale, aiutando anche i nostri genitori e i nostri parenti. Stiamo tutti bene, grazie a Dio! Preghiamo e speriamo che questa pandemia finisca il più presto possibile per tornare alla normale routine.

Auguriamo ai malati di guarire e a tutta l’Italia, in particolare al nostro Trentino, auguriamo forza nella convinzione che tutto passerà! Saluti a tutti.

 


 

 

URUGUAY - Silvia Norbis 

 


rac silvia1Siamo Silvia e Jorge e stiamo attraversano la quarantena, scoprendo il nostro piccolo mondo attraverso i cinque sensi. Riempiamo la chitarra di canzoni, aggiungiamo nuovi accordi, ascoltiamo attentamente le nuove canzoni, riscopriamo quelle di un tempo, ascoltiamo la stessa canzone in diverse versioni, leggiamo i testi, tutta la musica è benvenuta nel nostro salotto, arriva, ci sorprende e ci delizia

Un aroma regala centinaia di sostanze e sensazioni diverse, ci aiuta a percepire sempre meglio il cibo; ogni cibo ha aromi distintivi e ogni aroma è composto da molte molecole volatili diverse; verdure, erbe e spezie ne hanno una o due dozzine e i frutti ne possono emettere diverse centinaia; saggiamente aromatizziamo i piatti che prepariamo. Per imparare a distinguere alcuni aromi si deve assaporare attentamente ogni cibo. Sperimentiamo anche i sapori elementari come acido o agro, amaro, dolce, salato e umami.

Il tatto è ciò che ci consente di sentire, toccare, accarezzare gli oggetti intorno a noi o che sono alla nostra portata e anche senza toccarli possiamo percepire se sono freddo o caldi. Ci prendiamo il tempo di trasformare ogni piatto in un’opera d’arte di sapori, colori, forme e trame con attenzione al disegno. Abbiamo deciso di smettere di vedere per arrivare invece a guardare, soffermandosi su ciò che arricchisce; guardare bene per scoprire cosa possiamo fare per cambiare ciò che è sbagliato; siccome si dice che siamo ciò che guardiamo, allora guardiamo il cielo e le stelle; ci piace guardare le lettere dell’alfabeto, immergerci in esse, correre al dizionario, dibattere e discutere, comunicare tra di noi con il cervello e il cuore.

Ci concediamo anche di trasformare uno strumento in suono, cibo in pasti, momenti fugaci in foto, lettere in libri, piccoli passi in bellissime passeggiate, osservare la luna attraverso il telescopio, visitiamo gallerie virtuali, aiutiamo gli altri in quello che è possibile, continuiamo a lavorare con le nuove modalità, coltivando noi stessi ad essere creativi, dando un nuovo significato alla nostra vita. Oh, oltre a ringraziare ogni giorno per esserci.


 

 

URUGUAY - Carlos Patricio Berruti

 

carlosUn saluto fraterno, a tutta la comunità trentina in questo mondo, che non è così grande né lontano. Cercando di essere il più obiettivo possibile, senza che io lo voglia mi assale il bagaglio emotivo delle circostanze che colpiscono, nella trincea del nostro intimo.

Proteggiamo noi stessi e contempliamo questo scenario globale, in cui la realtà annebbiata di domande - in uno spazio-tempo di riflessioni trascendenti, come lo sono allo stesso tempo il corpo materiale e l'anima spirituale dell'anima "Mundi" collettiva – ci porta a riconoscerci come parte integrante di un tutto che ci modella.

Luce, amore e comprensione siano il vostro anelito nel calore del pensiero, nell'aspettare sempre un orizzonte d’aurora, nell'epifania di un nuovo giorno..!


 

BRASILE - Elis Facchini e Paulo Sérgio Zembruski

 

paulo elis sitoMi chiamo Elis Facchini, nata a Nova Trento, nello stato di Santa Catarina (Brasile), ma attualmente vivo a San Paolo, nello stato di San Paolo, una delle più grandi città del mondo, con circa 12 milioni di abitanti. Ho discendenza trentina, sia da parte di madre (famiglia Dal Rì, da Nanno, Val di Non), sia da parte di padre (famiglia Facchini, da Rovereto, Vallagarina). Sono sposata con Paulo Sérgio Zembruski - che ha anche discendenza trentina da parte di madre (famiglia Leonardi, di Tuenno, Val di Non).
Abbiamo vissuto momenti molto difficili a causa del coronavirus qui in Brasile. Precisamente dal 17 marzo, stiamo applicando il distanziamento sociale. Tuttavia, rimango in casa quasi sempre, in quanto sono disoccupata e in cerca di lavoro da molto tempo. Mio marito continua a lavorare, ma non tutti i giorni (sta facendo staffetta con i suoi colleghi). È un funzionario della scuola di medicina dell'Università di San Paolo e lì, sin dall'inizio della pandemia, hanno cercato soluzioni per il Covid-19. Vederlo uscire quasi ogni giorno per andare al lavoro crea una grande apprensione, anche se sappiamo che stiamo prendendo tutte le misure preventive: indossare mascherine, lavarsi le mani molto bene con acqua e sapone e usare gel per alcol.
Anche la nostra routine per andare al supermercato è cambiata molto. Non andiamo spesso come prima della pandemia. Viviamo molto vicino a una catena di supermercati, il che rende le cose molto più facili. Anche se così, abbiamo però fatto acquisti più consistenti per rimanere a casa il più a lungo possibile. Inoltre, quando portiamo a casa quello che abbiamo comperato, ci preoccupiamo di lavare molto bene il cibo con candeggina e di disinfettare gli altri prodotti con acqua e sapone o addirittura gel al 70% di alcol.
All'inizio del distanziamento sociale, abbiamo notato che le persone stavano rispettando rigorosamente le raccomandazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Tuttavia, nelle ultime settimane, almeno qui in Brasile, abbiamo visto un maggiore "allentamento": le persone hanno deciso di tornare alla loro routine uscendo di casa, soprattutto gli anziani, anche se con il commercio praticamente tutto chiuso (ad eccezione di farmacie e supermercati). Perché lo dico? Viviamo in un quartiere che ha un'alta percentuale di anziani. Qui quelli che vediamo di più sono proprio loro, che vanno per strada senza alcuna misura protettiva - mascherine, per esempio - e questo mi provoca tristezza e preoccupazione.
Penso che molto di questo allentamento, questo desiderio di uscire di casa, siano frutto dei discorsi del nostro Presidente della Repubblica, che in diverse occasioni - incluso nei discorsi alla televisione, ha affermato che il Covid-19 altro non è che una «piccola influenza», che non c'è motivo per così tanto clamore, che il virus sta già scomparendo. Ha anche dichiarato che esiste già un rimedio per il problema – l’idrossiclorochina - ma non ci sono prove scientifiche sull'efficacia dell’uso di questo farmaco per il trattamento del Covid-19. Sono discorsi che mi rendono un po’ angosciata, perché influenza gran parte della popolazione. D'altra parte, il Ministro della Salute sottolinea che dobbiamo rimanere nelle nostre case, perché questo è l'unico modo per combattere la malattia. In altre parole, siamo un po' «persi», senza sapere chi ascoltare.
In famoglia, almeno, seguiamo le raccomandazioni dell'OMS: distanziamento sociale e uscirte di casa indossando solo mascherine e, naturalmente, lavarsi le mani dozzine e dozzine di volte. Crediamo che, in questo modo, proteggiamo gli altri e noi stessi.
Le mie distrazioni durante questo distanziamento sociale sono state leggere, ascoltare musica classica, meditare, praticare yoga e pilates tramite un'applicazione per telefoni cellulari che la palestra del nostro quartiere ha reso disponibile. È stata un'ancora di salvezza nel mezzo di tutto.
Bene, questa è la mia storia. Un breve resoconto di una discendente di trentini che sta cercando di affrontare questa pandemia nel miglior modo possibile. in questo momento di dolore - di fronte a così tante morti – auguro forza agli italiani e anche ai brasiliani, perché credo che non siamo nemmeno a metà del problema. Auguro a tutti di essere in grado di affrontarlo nel migliore dei modi modo migliore e che ci si possa presto abbracciare di nuovo.
Un abbraccio confortante e lungo. Un abbraccio di amicizia tra Brasile e Italia

Elis Facchini

 

*************************

 

fmusp sitoIl mio nome è Paulo Sérgio Zembruski, nato a Pato Branco (Paranà), sono discendente di Leonardi di Tuenno  (Val di Non – Trentino) e attualmente vivo a San Paolo. Lavoro alla FMUSP (Facoltà di Medicina dell'Università di San Paolo) nel settore della documentazione scientifica. Nei suoi 108 anni di esistenza, questa del coronavirus  è la seconda epidemia mondiale che la facoltà sta affrontando. Il complesso di ospedali e istituti che fanno capo alla FMUSP serve in media 120 mila pazienti al giorno, numeri che ci rendono uno dei più grandi complessi ospedalieri del mondo. Per affrontare Covid-19, abbiamo novecento letti in terapia intensiva dedicati alla malattia. Mi sono alternato con i miei colleghi nel settore universitario. A seguito della mia età e dell’assenza di comorbilità, non posso rimanere a casa tutto il tempo, come nel caso degli over 60 e di quelli con diabete e ipertensione. Poiché la scuola di medicina produce molte ricerche in campo medico, queste non possono fermarsi, inclusa quella che si sta facendo in questo momento per il Covid-19.
Con un misto di apprensione e dovere, lascio la casa tre volte a settimana per andare al lavoro. Poiché la malattia è silenziosa e spesso asintomatica, succede che genera questo clima di non sapere cosa fare. Lontano da casa ho sempre indossato una mascherina e ho lavato le mani con acqua e sapone o con gel alcolico, le misure standard di igiene e protezione raccomandate dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, ma guardando all'esempio degli orientali che, con azioni semplici ed efficaci, hanno ottenuto un grande successo nella lotta contro la malattia.

fmusp orto sitoD'altra parte, a causa del lavoro nella scuola di medicina, ho il dovere di lavorare nella lotta per aiutare a ridurre i casi, curare e ricercare un vaccino in modo che muoia il numero minimo di persone. Speriamo che un vaccino arrivi, forse prima di due anni, il mondo se lo aspetta.
Lavoreremo 24 ore al giorno, tutti i giorni in modo che la cura arrivi il più rapidamente possibile, la scienza è ancora una volta la protagonista dopo così tanto discredito da parte della società.
Per placare la mia ansia e riposare la mente, mi prendo cura dell'orto della Facoltà, che è un altro progetto che sviluppo all'interno del college. Prendersi cura delle piante, spostare il terreno e raccogliere è tonificante. E mangiare prodotti biologici aumenta la nostra immunità e ho una salute migliore.

Paulo Sérgio Zembruski

 


 

STATI UNITI - Vincenzo Maganzini

 

maganzini

Nel Massachusetts per tutti la vita è cambiata drasticamente nel marzo 2020. Anche se ci erano arrivare notizie di problemi di salute a livello internazionale, non c'è stato alcun urgente invito all'azione. Chissà cosa sarebbe successo se avessimo chiuso gli aeroporti a dicembre e gennaio? Sarebbe stata una decisione difficile da prendere, ma col senno di poi potrebbe essere stata la decisione migliore.

Il Massachusetts (come molti altri stati degli Stati Uniti) ha chiesto ai dipendenti dei settori ritenuti non essenziali di rimanere a casa. Sorprendentemente (e con gratitudine) ho scoperto che il mio il lavoro come bancario mi ha reso essenziale! Inoltre, per fortuna, anche mia moglie, Sara, che è una professoressa, è stata autorizzata a continuare insegnamento e ricerca lavorando online. Grazie a Dio! (in italiano nel testo originale in inglese).

Negli Stati Uniti è stato deciso di chiudere le attività imprenditoriali e di dare alle persone l’opportunità di presentare domanda di disoccupazione. E sono stati milioni a farlo! Mi chiedo se non sarebbe stato meglio dare i soldi alle imprese per pagare gli stipendi e poi sborsati. È un'altra decisione difficile. In questo momento le strade sono vuote.

Le piccole bacheche in strada nelle quali prima venivano messi solo libri, adesso contengono libri e cibo. Sono piccole biblioteche che offrono merci gratuitamente. Le nostre biblioteche pubbliche sono tutte chiuse! Non vediamo l'ora di tornare ai bei tempi di prima che il Covid-19 entrasse nelle nostre vite. Fino ad allora stiamo calmi e andiamo avanti. E lavatevi le mani con molto sapone! (in italiano nel testo originale in inglese)

Vincenzo Maganzini


 

AUSTRALIA - Padre Ferruccio Bertagnolli

 

bertagnolli

Questo è un  periodo, senz’altro straordinario e senza precedenti nella nostra vita.
Anche noi in Australia siamo tutti incoraggiati (e qualcuno anche forzato) a rimanere chiusi in casa, soprattutto gli anziani sopra i 70 anni di età, o sopra i 60 se uno è già indebolito da altre malattie.
Anch’io mi trovo in questa categoria, e mi immagino in compagnia di milioni di anziani in giro per il mondo.
La mia giornata inizia con la Santa Messa e la preghiera della Chiesa: la nostra piccola comunità di religiosi si sente di rappresentare tutti coloro che sono coinvolti dal contagio del coronavirus: anziani e bambini, famiglie e studenti, emigranti che sono soli, ammalati negli ospedali, personale medico esposto al pericolo di contagio, governanti che portano la responsabilità della sanità pubblica, disoccupati e poveri creati dal coronavirus... e tanti fratelli e sorelle nella fede che non hanno la possibilità di partecipare alla Messa.
Nella mattinata mi aggiorno sulla situazione del virus nel mondo, tramite internet. E appunto tramite questo mezzo mi tengo in contatto con parenti e amici in varie parti del mondo.
Nel pomeriggio mi servo del contatto telefonico per portare un saluto e un messaggio a tante persone anziane che conosco; in primo luogo cari amici trentini in molte parti dell’Australia. Il tempo non è mai sufficiente per raggiungere tutti, soprattutto in questo tempo della settimana santa e della Pasqua. Mi sono fatto una lunga lista di persone da contattare prima di Pasqua e spero di riuscire a parlare con tutti.
La preghiera e la lettura di riviste e giornali, libri e periodici di formazione spirituale e intellettuale, occupano tanti momenti della giornata.
Vivo a Melbourne presso il «Centro Don Bosco per ritiri spirituali e per conferenze» - un centro che a ragione della sua missione è situato lontano dal contatto diretto con il pubblico e l’abitato. Paragono questo posto a un «maso» nel nostro Trentino...
E mentre tutte le attività di gruppo o per individui sono sospese, cerchiamo di mantenere l’ambiente e la zona intorno agli edifici in ottime condizioni e questo richiede un po’ di lavoro pratico, sempre nella speranza che questa pandemia non si prolunghi troppo.

Padre Ferruccio Bertagnolli


 

URUGUAY - Jorge Zas

 

Penso che a quasi tutti, o almeno questo vale per me, questo periodo nel quale dobbiamo rimanere in casa a causa della pandemia di coronavirus dia l'opportunità di fare cose diverse o di tornare a fare cose in casa, semplici e facili, ma che non si facevano da molto tempo.
La prima cosa da dire è che in ogni momento ognuno ha in mente il dramma che l'umanità sta vivendo e l'incertezza su quando e come ne usciremo.  I mezzi di informazione ci tengono aggiornati su ciò che sta accadendo nel mondo e soprattutto in Italia e Spagna e nei nostri vicini Brasile e Argentina. Quale mondo avremo quando la pandemia sarà passata? Sicuramente molte cose saranno diverse. Non so se nel bene o nel male, ma sicuramente diverse.
L'isolamento ci fa vedere molto poco i nostri figli e non vedere i nostri nipoti, ad eccezione di alcune videochiamate. Questo è ciò che più manca me e a mia moglie Graciela Vivaldelli.
La mia casa ha un piccolo terreno, dove crescono una vigna ed altre piante, delle quali si prende cura Graciela. Ci abito da quando sono nato. In questa casa siamo venuti ad abitare con Graciela quando vi siamo sposati  e qui abbiamo formato la nostra famiglia: i nostri figli Fernando ed Alberto sono nati e cresciuti qui. Oggi abbiamo tre nipoti: Camilo e Lautaro, figli di Fernando e Sandra e Luana, figlia di Alberto e Alejandra.
Quando ero bambino c’erano diciotto filari di vigna e mio nonno produceva 300 litri di vino ogni anno. Nel corso degli anni abbiamo ristrutturato la casa, espandendola e riducendo le viti, lasciando solo tre filari, che producono circa 50 chili di uva e ottima ombra in estate.
Da molti anni non vendemmiavo, compito che veniva svolto da una persona che lo fa per mestiere. Questo è stato uno dei primi cambiamenti nella mia routine. Quando è iniziato l’isolamento era tempo di raccogliere l'uva. Così ho vendemmiato. Una parte dell’uva l’ho conservata per me e il resto l'ho dato ai miei figli e ai miei vicini.
Ho anche tagliato l'erba, operazione che di solito non avevo tempo di fare. Mi piace osservare quello che succede nel fondo. Ci sono tanti uccelli che vi arrivano: ne ho contato dodici diverse specie. I passeri sono i più abbondanti. Ho uno stagno con 23 tartarughe e centinaia di mojarritas (un pesce lungo non più di due centimetri). Ho anche un grande acquario con altre mojarritas, lumache d'acqua dolce a due specie e piante acquatiche. Ogni giorno tengo d'occhio questi animali e li nutro.
Siamo in autunno, ma un autunno molto benevolo, con buone temperature, non fa caldo e il freddo non è ancora iniziato e quasi ogni giorno c'è un sole molto piacevole.
Ho trovato il tempo per l'esercizio fisico. Ho un tapis roulant, che finora non avevao mai usato, sul quale ora cammino trenta minuti ogni giorno.
Sto mettendo in ordine molti documenti, compresi molti che riguardano il Circolo Trentino.
Ho appeso dei quadri che da tempo erano in attesa di una collocazione.
Seguendo le raccomandazioni di mangiare cibi alcalini come prevenzione contro questo virus, ogni giorno preparo un frullato con aglio, cipolla e limone (a mia moglie non piace questa invenzione). Ogni giorno, oltre al caffè, che non manca mai, mi preparo tè fatti con varie erbe, tra le quali lo zenzero. Aggiungo anche un pizzico di cannella.
Mia moglie passa più tempo in cucina e questo fa sì che consumiamo molti più cibi freschi fatti in casa. Dopo pranzo di solito mi addormento guardando il telegiornale. Per cena quasi ogni sera prepariamo una zuppa di verdure, molto gustosa e leggera.
Come risultato della riduzione dello stress, dell'esercizio fisico e dei cambiamenti nella dieta, il mio livello di zucchero nel sangue è diminuito e sto bene.
Sto trovando il tempo per leggere e anche per guardare, oltre alle notizie, programmi interessanti in televisione o su internet. Mi è capitato anche di rivedere film comici visti quando ero bambino, che mi divertivano e mi divertono molto, come quelli di Charles Chaplin e dei «Los Tres Chiflados (I tre marmittoni).
In sintesi, con le precisazioni fatte all'inizio riferite all'intero contesto e alla mancanza dei miei nipoti e dei miei figli che vedo poco, posso dire che mi sono abituato, mi sto divertendo e mi riposo molto. Sto pensando di provare a suonare di nuovo la cornamusa e mi sembra che il giorno in cui tutto tornerà alla normalità, dovrò fare uno sforzo per tornare a recuperare il livello di attività che avevo prima.
Oltre a ciò, senza dubbio si vive con sentimenti contraddittori, perché nonostante ciò che ho appena espresso, mi mancano anche l'attività, le persone, il Circolo Trentino e le altre associazioni a cui sono legato e spero che tutto questo duri molto poco.

Jorge Zas

 

jorge sito

 


 

 

ARGENTINA - Famiglia Ceschinelli

 

ceschinelli1

Viviamo nella città di Tandil dove nel 1925 è arrivato mio nonno Attilio Ceschinelli, che aveva solo 17 anni. Era partito da Pieve di Bono e andò a vivere in campagna dove nacque mio padre Pablo Ceschinelli, che oggi ha 78 anni: sposato con mia madre Norma Susana Gonzalez di 77 anni, hanno avuto tre  figli.
Il mio nome è Atilio Gabriel Ceschinelli, ho 52 anni, e sono l’attuale presidente del Circolo Trentino di Tandil.
Da venticinque giorni io, mia moglie Graciela Ochoa di 50 anni e le nostre tre figlie, Melina di 20 anni, Fiorella di 18 anni e Giuliana di 15 anni siamo chiusi in casa. Fin dal primo giorno della quarantena ci accompagna Nicolas Tolosa di 21 anni, fidanzato di Melina, dato che è uno studente e la sua famiglia risiede a 400 chilometri da Tandil.
La situazione è molto grave, in alcuni paesi peggio che in altri e ogni giorno nessuno sa come andrà a finire l’attacco del virus: per questo solo uno di noi sei esce in caso di estrema necessità Abbiamo la fortuna che le ragazze si destreggiano bene con le reti sociali, si occupano di tutto, dagli acquisti al supermercato a quelli in farmacia ecc. Anche mia moglie è molto brava con il web e organizza i nostri doveri.
L’unico modo per spegnere questo fuoco è bloccare gli spostamenti delle persone, cosa impossibilde da realizzare non muovere l’umanità e proprio per questo è opportuno spostarsi solo il giusto e il necessario.
Ho potuto vedere i miei genitori, che vivono a dieci isolati da casa mia, solo due volte, dietro la recinzione, stando a due metri di distanza per solo due minuti. So che è una cosa terribile soprattutto per loro ma non c’è altra scelta. Servono consapevolezza ed estrema cautela. Loro stanno bene, ricevono quello di cui hanno bisogno e li sgridiamo se vogliono uscire. Però per loro è moplto difficile.
In casa durante il giorno ognuno fa i suoi lavori online: Melina e Fiorella con l’università e Giuliana con la scuola secondaria. Anche io e Graciela possiamo lavorare da casa e l’altra mia attività di agente immobiliare in questo momento va molto male, dato che nessuno può andare in giro per vendere o affittare case: si tratta di un’attività che comporta l’incontro tra persone e questo adesso è proibito, così ogni giorno cerchiamo di trovare nuove opzioni per proseguire questa attività.
Abbiamo un ordine per fare le pulizie, cucinare, lavare ecc. e andiamo molto d’accordo, siamo molto uniti e pazienti.
Come padre di famiglia è una grande soddisfazione avere questa meravigliosa famiglia.
ceschinelli2Facciamo anche molta attività fisica dato che Nicolas è professore di ginnastica e ci fa fare esercizi giornalmente. Abbiamo poi la fortuna di abitare in una casa molto comoda e con tutti i servizi, così poter usare telefono, computer e televisione.  Netflix è la nostra gran compagnia.
Pomelo e Ramon sono i nostri due gatti e sembra ci guardino pensando: «ma quando se ne vanno questi matti da casa?»
Prestiamo molta attenzione alle notizie che arrivano dall’Italia e dalla Spagna, per amore dei nostri nonni che sono arrivati da lì, dei nostri amici e di mio fratello Pablo Andres Ceschinelli, che da sei mesi si trova da solo in Spagna (a Palma di Maiorca) poiché che la sua famiglia è qui a Tandil e non ha fatto in tempo a mettersi in viaggio per raggiungerlo.
Siamo in questa situazione che non possiamo controllare. In tutto il mondo dobbiamo solo stare calmi in casa aspettando che tutto questo finisca quanto prima e lavorare duro guardando in avanti dato che in pochi mesi questa pandemia ci ha raso al suolo e nessuno era preparato  per essere pronto a reagire. Purtroppo in un certo modo i governanti del mondo sono i responsabili delle migliaia di morti.
Rimane solo da attenersi alle indicazioni. La preoccupazione ci accompagna realmente in ogni momento, siamo tutti dentro questo problema.
Vorrei anche ricordare il gande coraggio di tutto il personale sanitario mondiale, che ogni giorno muore per curarci e guarirci, spesso senza avere il necessario per farlo.
Nostra sorella Roxana Soraya Ceschinelli, 49 anni, da venticinque lavora come infermiera qui a Tandil ed ogni giorno affronta questa terribile realtà.
Sono molto orgoglioso di lei e delle persone che fanno il suo stesso lavoro.

Atilio Gabriel Ceschinelli


 

GRAN BRETAGNA - Hilary Cavagnoli

 

Sto prendendo confidenza con il gaelico scozzese e superando tutti i test ma non sono ancora abbastanza brava da usarlo come mia lingua prescelta.
Ho imparato a rimettere le corde al mio mandolino e sono molto orgogliosa di me stessa per esserci riuscita. Inoltre, sto studiando la storia delle ferrovie e sto diventando una vera autorità in materia.
Insegno ai bambini italiani due volte a settimana su Skype e imparano bene.
Faccio yoga ogni mattina ma ammetto che un po’ devo forzare me stessa. Non è la stessa cosa farla da soli.
Mi mancano tutti quelli che conosco e spero che l'apartheid finisca in un futuro non troppo distante.
Sto finendo i puzzle ma ho dei libri davvero buoni che non ho ancora letto.
Non sto male in alcun modo ma molte anime povere stanno soffrendo e sono triste per loro.
Mi manca il calcio e soprattutto Jorgen Klopp.
Non vedo l'ora di rivedere tutti

Hilary Cavagnoli


 

URUGUAY - María Rosa Capraro Ferronato

 

Scrivo da Montevideo, capitale dell'Uruguay.
Mio nonno Carlos Capraro è nato a Roncegno e mia madre a Bassano di Grappa.
Quest'anno ho iniziato le lezioni di italiano al Circolo Trentino. Ho seguito due lezioni in aula e una su WhatsApp.
Da quattordici giorni vivo con i miei genitori di 92 anni. Sono un medico andato in pensione all’età di 65 anni, vorrei essere in prima linea come lo furono i miei nonni. Comunque, quello che sto facendo - rimanere isolata insieme ai miei vecchi genitori - è molto utile per il mio Uruguay. Qui siamo noi tre e nessun altro..
Pratico l’italiano leggendo il giornale italiano che viene distribuito con «El Pais», seguo da vicino ciò che vivono nella mia amata Italia!
Lo supereremo come l'umanità ha sempre fatto in altre pandemie! Ce la faremo essendo solidali.
Tanti saluti da questo piccolo paese.

María Rosa Capraro Ferronato

 


 

GRAN BRETAGNA - Armo Collini

 

“Coronavirus” (a poem)

 

Stay at home, don’t go out!
There’s something nasty getting about.
Boris keeps making it clear
but lots of people just don’t hear.

 

Now, I’m doing what I’ve been told,
because you see I’m pretty old.
And it might lead to an odd situation
due to the strain on my imagination.

 

All these years of earning a living,
doing nothing is, well, unforgiving!
So I shall sit and watch TV
and see it happening, whatever it be.

 

From my mind and in my heart,
for all the people that I know and love,
my lips will move for “Him” above,
Our Father who art in Heaven……


Cav. Armo Collini
89 anni
Londra, 31 Marzo 2020

1