“Con Rino abbiamo costruito tante cose quando era qui in Belgio, perché lui faceva scuola ai figli degli italiani, li organizzava, dava loro dignità. Rino ha poi condotto meravigliosamente bene la Trentini nel mondo”: con queste parole don Claudio Pellegrini ha ricordato Rino Zandonai durante la diretta che la Trentini nel mondo ha organizzato il 28 maggio per presentare il suo libro “Strappi di vita”. E proprio “dare dignità” alle persone è sempre stato il carattere distintivo dell’attività che Rino Zandonai ha svolto come direttore della Trentini nel mondo, da quando ne aveva assunto l’incarico nel 1990 fino a quel drammatico volo di ritorno dal Brasile nella notte fra il 31 maggio e l’1 giugno del 2009.

Era andato in Brasile, insieme ai suoi compagni di quel tragico viaggio, Giovanni Battista Lenzi e Luigi Zortea, per essere presente ad alcune iniziative di solidarietà, come l’inaugurazione di una piscina terapeutica per portatori di handicap realizzata con il sostegno dell’Associazione ad Ouro Fino (Minas Gerais) e la consegna dei fondi raccolti in Trentino e destinati alla popolazione di Gaspar, nello stato di Santa Catarina, che era stata colpita da una devastante alluvione nell’autunno dell’anno precedente.

Rino, che l’emigrazione l’aveva vissuta in prima persona, sapeva cosa significa essere lontani dalla terra di origine, affrontare le difficoltà che comporta l’inserimento in culture e costumi diversi e l’importanza di lottare per i propri diritti. Credeva fermamente nel valore dell’incontro e per questo ha lasciato una rete di conoscenze e affetti in tutti i luoghi che ha visitato e il ricordo di una persona buona e giusta in chi lo ha conosciuto: una persona che aveva fatto del rifiuto dell’indifferenza e della difesa della dignità delle persone i capisaldi del suo agire come uomo e come direttore della Trentini nel mondo. Ed è così che lo ricordiamo ancora oggi a dodici anni dalla sua prematura e dolorosa scomparsa.